mercoledì , 22 novembre 2017
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Primarie Manfredonia: LA POSTA IN GIOCO NELLA CONTESA

Primarie Manfredonia: LA POSTA IN GIOCO NELLA CONTESA

Primarie Manfredonia: LA POSTA IN GIOCO NELLA CONTESA

SCENARI PER IL CAMBIAMENTO DEL SISTEMA DI POTERE A MANFREDONIA. La politica a Manfredonia va seguita e capita anche andando oltre le primarie del 21/12/2014 e della lotta tra i due contendenti G. Prencipe e A. Riccardi ed i rispettivi gruppi dirigenti PD, loro sostenitori. Tale contesa è certamente un fatto significativo e straordinario per la città, per la nettezza e l’ampiezza del coinvolgimento in atto di persone e forze di qualsiasi colore e politico, dalla sinistra alla destra. È come se si stesse eleggendo direttamente il Sindaco (e così è) senza che ci sia alcun schieramento alternativo al Centro Sinistra, cosa piuttosto anomala.

QUAL È LA POSTA IN GIOCO NELLA CONTESA?. Già questo evidenzia di per sé che Manfredonia è un unicum: per un comune di 60.000 abitanti, nella provincia e nell’intera Italia non si è mai verificata una situazione simile, anche perché in più di vent’anni non c’è mai stato al governo della città uno schieramento alternativo. Perciò occorre capirne il perché, il senso e le conseguenze sul futuro e sulla possibilità che si metta in moto un cambiamento politico e sociale, vero e reale, tenendo conto che non c’è democrazia e dinamismo senza opposizione politica e sociale.

La domanda è:qual è la posta in gioco nella contesa? Il prevalere di un gruppo di potere su un altro o anche il prefigurare una lotta tra chi vuole lasciare Manfredonia così come è, dominata dagli stessi di sempre e chi propone un cambiamento radicale della politica, della vita e del futuro della città? Perciò è importante capire quale idea di città ciascuno schieramento prefigura, dopo aver ben piantato l’albero del nuovo.

Si vuole una città vecchia dominata dall’immobilismo, dal clientelismo, dall’affarismo dei soliti potenti o una città nuova fondata sulla rivitalizzazione dei parale attiva, sull’impegno personale volontario e gratuito e non sui mestititi aperti ed impegnati ad animare la società, sulla partecipazione socieranti della politica che devono sparire tutti, fissando regole che impediscano il loro riprodursi?Una città nuova fondata sulla lotta ad ogni tipo di favoritismo e per il diritto di tutti, una città nuova costruita non sullo strapotere e l’onnipotenza del sindaco ma sulla partecipazione collettiva alle decisioni, sulla trasparenza di ogni atto amministrativo, sul controllo sociale periodico dell’operato amministrativo, sulla rendicontazione sociale dei risultati e della attuazione del programma, una città in cui non ci sia un uomo solo a comando, chiunque esso sia, che ne diventa poi potenziale e oggettivo padrone. Se questa è la vera posta in gioco, una città nuova, viva e partecipata e non una città vecchia, immobile e clientelare allora occorre avere la consapevolezza che un cambiamento reale è frutto di un processo lungo ed articolato che non si può esaurire nelle primarie, pur fondamentali, ma richiede impegni duraturi e strumenti organizzativi adeguati, poiché c’è da superare il deserto nella nostra città e nelle nostre coscienze, che i potenti hanno lasciato.

L’AMBIVALENZA DELLE PRIMARIE. In questa prospettiva le primarie PD sono ambivalenti: semplice lotta di potere tra due gruppi dirigenti e, contemporaneamente, inizio di un nuovo percorso di reale cambiamento politico e sociale. La conquista del governo politico-amministrativo di Manfredonia è importante e fondamentale poiché è uno strumento che indirizza ed in buona parte determina la vita della città, infossandola o facendola crescere. Le primarie possono essere, quindi, il primo passo, l’inizio di un percorso, non la fine o la sua conclusione. In tal senso i due contendenti, pur essendo ugualmente renziani, non sono equivalenti per stile, storia ed impegno personale, per attività lavorativa e professionale, per idee che prospettano, per il modo di gestione che propongono, per l’arroganza e la durata di occupazione di posti di potere, per l’essere o meno mestieranti della politica, per il tipo di squadra e la partecipazione che sollecitano, per la capacità di ascolto, per i gruppi d’interessi economici che li circondano, per l’idea di politica e di partito che prospettano, e soprattutto per la città che vogliono costruire, l’uno con i cantieri programmatici in atto e l’altro con i grandi e costosissimi manifesti pubblicitari.

Infine c’è un aspetto più profondo, simbolico da considerare: il Sindaco è una figura genitoriale, un genitore collettivo, un modello di riferimento che, perciò, oggettivamente e per lo più inconsapevolmente, influenza tutti, ed in particolare i giovani, nei valori, nella concezione di vita e nella sua pratica. Per tutto questo la bilancia pesa sicuramente a favore di G. Prencipe. La cosa più positiva, comunque,che tale contesa realizza è il confronto, specialmente se si struttura nel tempo oltre le primarie in modo da creare una continua e stabile dialettica nel partito e nella società manfredoniana,tanto più se la si inserisce all’interno della contesa elettorale regionale.

I DUE SCENARI POSSIBILI: UNA MANFREDONIA NUOVA ED UNA VECCHIA. Il primo scenario è quello più negativo per la democrazia a Manfredonia e per la possibilità di un reale rinnovamento della città. Il vincente alle primarie (qualunque sia) assorbe il perdente o una parte dei suoi sostenitori, trovando un accordo. Tutto continuerà come prima e forse ancora peggio poiché sarà stata distrutta la fiducia.

L’unica speranza sarà data dal M5S e dai movimenti civici autonomi se riusciranno a presentare liste credibili per persone e contenuti e se l’elettorato libero e finora non votante si attiva, comprendendo la situazione di emergenza democratica che si determinerebbe. Lo stesso varrebbe per la destra, se ritrova le motivazioni e la passione per una opposizione democratica puntuale e continua nella prospettiva di una alternativa.Avrà, comunque, valore, inoltre, la presenza di associazioni politico-culturali che mantengano viva con analisi, riflessioni, proposte la prospettiva di una Manfredonia Nuova, oltre alla stampa libera locale e provinciale, unica vera forza di coscienza critica e di crescita propositiva nel nostro territorio, pur con alcuni limiti.Il secondo scenario è quello più positivo per la città. Il vincente (qualunque sia) non assorbe il perdente che dentro il PD ma soprattutto nella città, muovendosi o con una lista civica o con altre forme durature di iniziative politiche, mantiene e costruisce una sua forza ed identità autonoma.

Così continuerebbe il confronto e la dialettica sia nelle elezioni amministrative sia dopo, rianimando la nostra comunità e promuovendo un controllo sociale e politico dell’operato dell’amministrazione comunale. Nell’attesa non resta che impegnarsi per ciò che è meglio, mantenendo la propria dignità di cittadino pensante ed operante e non di suddito. Ricordando che qualsiasi dittatura, piccola o grande che sia, ha sempre avuto bisogno di tacitare la coscienza personale, la quale è l’unica cosa che ci rende veramente uomini.

Buon Natale a tutti i manfredoniani ed in particolare ai nostri bambini, figli e nipoti, a cui non possiamo che augurare una vita ed una città migliore.

(A cura di Silvio Cavicchia – Sociologo e Ricercatore Sociale del Centro Studi e Ricerche “Eutopia” – [email protected])

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